Dieci centimetri nel Vento

 

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Il momento più bello mentre guido stamattina ?
 Accelero tanto e la mia macchina veloce si solleva a dieci centimetri nel vento. Volando entrambi pensiamo a Te, veniamo da Te, verso mare. … Sì, è vero, lo ammetto. Io corro. In auto mi piace da morire correre. Nella vita mi piace ancora di più correre. Non ci posso far niente. È un mio difetto di fabbrica, a cui però, senza immodestia, riconosco tanti pregi. Ne elenco alcune ragioni:
 
1. Da ragazzo, per motivi di studio e lavoro (ero anche io migrante) ho aspettato tantissimi treni. Sono diventato allergico. Non posso pensare di attendere tutta una vita un treno che non arriva mai. Ne passa uno. Ci salgo e basta. Che mi può succedere ? Posso salire sul treno sbagliato? Controllo, Scendo, e riparto. Non perdo tempo, come pensate voi, Nel frattempo scrivo, correggo foto (mi piace più dei videogiochi che non so che cosa siano) e leggo. E se viaggi di notte è sempre meglio che stare in una sala di attesa a dormire e a soffrire sonnecchiando ed osservando l’umanità abbandonata a sé stessa. Nelle sale di attesa ti rendi conto che l’umanità è stata abbandonata da dio almeno da un paio di secoli, se non da sempre.
 
2. C’è sempre un vantaggio nel correre: la vita si allunga. E di parecchio. Non si perde tempo. Sono arrivato a supporre che se andassimo tutti più veloci, per esempio, si potrebbero eliminare quasi del tutto le code. Un po’ come al cinema e al ristorante. Se gli addetti si danno da fare bene ed in maniera veloce, ne guadagniamo tutti in minor stress e maggior salute. E alla posta ? E al Comune ? Quanto cambierebbe in meglio la nostra vita, se anche la loro vita scorresse più veloce. Tanto per stare in argomento stamattina devo andare a correre alla filiale di un corriere famoso, anzi, più che famoso, per ritirare un pacco spedito da Bari, in consegna veloce e a caro prezzo, il 9 Agosto. Oggi è il 20.
 
3. E poi arrivare prima a destinazione concede maggior tempo per un meritato relax. Meglio avere molto tempo dopo, per godersi la vita. La vita è breve; secondo alcuni, forse addirittura unica (ma a quello io non ci voglio credere): meglio non sprecare tempo con le stupidità, i pregiudizi, e tantomeno le ipocrisie. Non è roba per me.
Se la tengano gli altri.
 
4. Trovarsi a mezza strada pure non serve. Lascia fare a me. Come nel ballo. Uno degli ultimi posti dove ancora posso guidare io e bene. Ho imparato a guidare. Ho fatto i corsi giusti, nei posti giusti, con le persone giuste. So quello che va fatto in ogni momento. Lasciami guidare. Assapora l’ebbrezza intensa della velocità. Magari all’inizio ti stordisce un po’, ma non è niente, è solo un leggero sovraccarico di emozioni. Poi, quando passa, goditi il panorama e il bel viaggio. Un bel viaggio italiano. Una meraviglia. E’ Italia. Io guido sicuro e tu scegli la musica. Magari Life in Technicolor che piace a me, a te, a tanti come noi. Hai tanti indizi che te lo confermano. Lasciati guidare. Non ti può succedere niente. Provaci, se non l’hai mai provato.
 
5. Non mi togliere la voglia di correre. Quella non me la puoi togliere. Quando corro guido meglio e sono molto più sicuro di quando vado piano come una lumaca. Mi addormento, mi annoio. Mi stranisco. Non sono una Ferrari, assomiglio di più alla vecchia potente e splendida bici di Eddy Merckx, o se mi vuoi concedere un po’ di nostalgia, quella bella Honda Custom 400, modello easy rider, che fermavo su certe belle vie delle nostre colline toscane, per ammirare il paesaggio del Chianti e dare un bacio a chi era con me.  E sarà sempre, anche se lei è chissà dove,  nel mio cuore. Dove rimangono le molecole gemelle; gemelle di quelle che lascio sempre in un posto e per cui devo spesso ritornare. Una cosa è certa: non sono di certo un trattore, nè tantomeno un carro armato della seconda guerra mondiale. Quelli hanno per scopo la guerra. Io preferisco l’Amore. Ognuno ha il suo imprinting.
 
6. Dulcis in fundo: Solo a una certa velocità nella Vita c’è tempo per vedere tutto, scoprire tutto, curare tutto e guarire tutto, vivere tutto. Vivere meglio e Vivere il Meglio. Per te, per me. Alla mia velocità sei libera. All’istante.
 
Mi fermo qua. Ce ne sono molte altre di ragioni che potrei elencare. Per me, penso che, per stamattina, quelle sopra elencate, possano bastare. Soprattutto una … ricorda … sarai a … dieci centimetri nel vento.

PERSI

Ci siamo incontrati e ci siamo subito persi.

Persi uno nell’altra, persi uno dell’altra. Persi nei corpi.

E poi subito dopo ci siamo persi davvero.

Le parole ci hanno perso.

Illusione del bello,

di quello che avrebbe potuto essere e non è stato.

Illusione per entrambi di aver trovato un punto fermo. Invece era solo l’ennesimo a capo.

Le parole vanno e vengono.

Come nel mondo di oggi le persone vanno e vengono.

Portate via dalle parole.

Le parole sono i becchini dell’amore.

I corpi ci uniscono oggi.

La parole ci perdono per sempre.

Cos’è allora questo buon profumo di dolcezza stamattina che incanta l’aria

e rimane.

Ti penso. Mi pensi. Lo pensi anche tu: è quello che conta.

Non saremo mai più estranei.

Pomeriggio d’estate

 

Facciamo l’amore.
Bianco zucchero a velo steso|
sulle nostre reciproche malinconie.

Un fiore rosso si apre all’immenso
sulle terrazze abbacinate dal sole.

Allegre e impalpabili.

La tua anima leggera cammina sulla mia.

 

Dedicato al Futuro, con gli occhi al Passato

dedicato …

Ci sono giorni che vengono e ci sono giorni che vanno. Questo, il 5 Agosto, è uno di quelli che vanno … Domani sarà il 6 Agosto: un altro di quelli che vanno. Gli altri ve li risparmio. Quando quelli che vanno si concentrano tutti per coincidenza, almeno per me, e da sempre, nelle due settimane più calde dell’anno, mi viene da pensare che di pura coincidenza poi non si tratti, ma ci sarà una ragione.

L’unica più semplice, più “umana” o “poetica” che ho trovato e su cui ho fantasticato è che nessuno (dei miei cari) se ne sia voluto andare col freddo, la pioggia e il vento. La neve poi, bella sì, ma venivano da posti già di per sé assai freddini in inverno e non l’hanno mai amata. Meglio il caldo, il giallo accecante, meglio persino la calura talvolta insopportabile, (ricordo l’estate del ‘92), meglio lasciare con tanta luce questo mondo per un altro di sicuro migliore. Meglio addormentarsi o iniziare un nuovo bel viaggio con le cicale chiacchierone e ossessive piuttosto delle formiche nere e mute, che camminano, tutte in fila, come un monotono esercito di becchini. Se è il momento di andare che sia con la luce negli occhi, che sia con una dissolvenza a bianco accecante che invade lo schermo del film e la mente e non un banale fondù a nero. Che sia luce verso il futuro, verso la nuova vita che vi aspetta. Che sia l’inizio e mai una fine. Che ci sia caldo nel cuore. E nel cuore il caldo non guasta mai.

Siamo uomini del nord come geografie natali, ma anime del sud, del profondo sud del mondo, come sentimenti. A ognuno la sua natura. I sentimenti abitano a sud.

A voi, miei cari, che siete andati e mi avete lasciato, su quel gran bianco accecante, io per oggi, domani e per ieri, scrivo “Grazie di Cuore”. Per tutto quello che mi avete detto e dato, per il breve o lungo periodo in cui, con garbo, ribellione, simpatia e passione, abbiamo camminato insieme:

– Facciamo un pezzo di strada assieme ?

– Ma sì, perché no !? Anche lei va verso sud ?

– Vorrei vedere il mare. Mi hanno detto che è vicino. Non so com’è. Non l’ho mai visto. Il mare è sempre a sud.

– Si, già si sente l’aria fresca e il cinguettio degli uccelli. Mi fa pensare che dovremmo essere vicini. Nemmeno io l’ho visto, scopriamolo insieme. Dicono sia grande. In due lo riconosceremo senz’altro.

Camminando insieme si scopre che, in fondo, ci si può innamorare anche così, per caso. Ci si può sedere su una panchetta o su un sassone e in silenzio guardare quel grande blu davanti a noi. Insieme. Chi per prima prenderà la mano dell’altro ? Chi avrà il coraggio di baciarla a sorpresa sulla bocca e dirle “Sai una cosa ? Non so come possa essere successo ma … Ti amo”.

Dedicato al futuro, con gli occhi al passato.

Sheila, Sicilia

Andrea ha trentanove anni. Ha una laurea in lingue e letterature straniere discussa in francese con una tesi su Pascal, la sottomissione e il destino. Mi dice che ha fatto qualche anno di supplenze presso un po’ di istituti qui in zona, ad Agrigento, poi ad Ancona, Ferrara, Venezia.

Quando si sarebbe dovuto trasferire a Roma per avere più lavoro e magari decidersi a vincere un concorso ed inserirsi stabilmente nel Miur del cazzo (come precisa lui sorridendo) ci ha pensato sù, probabilmente non ha retto ed una bella mattina è tornato a casa. Il lavoro non è tutto.

– Pascal avrebbe fatto la stessa cosa che ho fatto io ed anche Agostino e quel porco di Seneca che predicava bene ma razzolava male.

Andrea sembra avere le sue idee chiare, ma si riserva sempre, se ritiene che ne valga la pena, il privilegio del dubbio. Se il lavoro per Andrea non è tutto, Sheila invece, femmina di labrador giallo chiaro, otto anni, occhi languidi da bambina innamorata anche se non è più una bambina, per lui è tutto. Sheila è il sole e la luna. Sheila è la Via Lattea. Sheila è per Andrea il cammino da percorrere verso la qualità, quella che cercava e non trovava il prolisso Aristotele. Anche perché la qualità presuppone una strada, una ricerca e il greco famoso non era poi quel gran camminatore che invece voleva mostrare di essere. Seduta sotto l’alberello, sembra mezz’addormentata. In realtà ha gli occhi e le orecchie dappertutto. Sa sempre cosa fare. È in missione anche adesso, mentre i tre ragazzini francesi fanno il bagno vicino alle rocce.

-Venez Ici, venez ici, s’il vous plait, urla la maman ogni due minuti e questo mi induce a non cercare più di fare il mio sonnellino bensì ad andare fino al camioncino ad assaggiare una “brioscina” al gusto di pistacchio, cioccolato e zuppa inglese mentre faccio, magari anche meglio della dolce e tosta Oriana (peccato che fumasse come una stufa a carbone degli anni sessanta!), l’intervista della mia vita. L’intervista ad Andrea, il padrone di Sheila e le sue “brioscine”.

Sheila non sa cosa sia il caos. Se lo incontra lo controlla e lo risolve. In un battibaleno. È stata perfettamente addestrata. Qui vicino, mi dice Andrea, c’è un piccolo centro specializzato in addestramento cani d’assistenza. A dire di Andrea, senza apparir saccente, Sheila è molto ben addestrata, molto meglio di un regular marine americano della guerra del golfo del ‘91. Di quelli di oggi ne sa poco: poco si scrive, poco si parla. Si sa solo che ammazzano un sacco di gente, i cattivi. Sheila invece la salva, anche quella che non lo merita, buoni e cattivi, senza entrare nel merito. Sheila conosce quella che è la sua missione, Andrea mi spiega, oltre che essere la sua più bella gratificazione per la missione appena eseguita. Allora faccio notare io, è meglio organizzata di un guerriero azteco di mille anni fa. Andrea lascia scivolare l’accostamento, e da come lo lascia scivolare capisco che forse, ho appena detto una gran minchiata. Mi fa capire che il tradimento e la pigrizia non appartengono ai geni di Sheila. Una larga parte dell’incasso del furgoncino Andrea lo spende nell’allenamento ultra perfezionista di Sheila. E aggiunge che comunque c’è sempre una ragione e un senso a tutto.

– Pascal non era uno stupido e aveva anche il dono di scrivere bene e chiaro per quei tempi. Ma se avesse conosciuto Sheila, sarebbe arrivato alle sue stesse conclusioni, mettendoci venti anni anni di meno e magari scoprendo anche qualcosa di più. Per esempio che di Dio non ne esiste uno solo. Non solo di nome ma di fatto. C’era quasi arrivato vicino ma poi aveva debordato. Distrazione del genio, spavento, sottomissione. D’altronde per quanto coraggioso non aveva le palle di un Giordano Bruno.

– E comunque, aggiunge, io non posso dare giudizi, non sono in gamba come lui. I cani, soprattutto alcuni, sono filosofi nati. Peccato che si innamorino spesso dei padroni sbagliati. Per fortuna a loro è riservata la non consapevolezza del soffrire. Accettano la sorte che gli tocca e fanno del loro meglio.

Andrea arriva in spiaggia alle due del pomeriggio, proprio quando tutti hanno fame. E intorno non c’è niente e se non ti sei portato niente, in Riserva, sono cazzi. Un sacco di gente circonda il furgoncino color avocado maturo e gomme larghe a limite di codice della strada. Andrea si mette a riempire e distribuire quelle che lui chiama le sue “brioscine”, ma per tutti qui, date le dimensioni notevoli, sono brioches a tutti gli effetti. Il furgone è attrezzato con frigoriferi che tengono il gelato più freddo, compatto e consistente di quelli di Giolitti sotto Montecitorio.

– Qui qualcuno fa trecento metri per venire a prendere la sua brioscina e magari gli piace mangiarla seduto sotto il suo ombrellone insieme alla sua donna ed ai suoi figli. Non gli posso dare la crema che si squaglia subito, al primo soffio di vento.

È un perfezionista a suo modo, forse un ossessivo suppongo. Oppure semplicemente ama quello che fa. Si può amare quello che si fa o è peccato ? Quello che fa e dice lo rappresenta bene. Quando attraversa la riserva, facendo la strada bianca a corsia unica, la più veloce ma che arrivi a conoscere solo dopo tre giorni che stai da queste parti, tra buche e precipizi di pietra, ci mette dieci minuti quando io stamattina ce ne ho messo quasi quaranta. Ma lui qui è di casa. Ha meno prodotti di una multinazionale semplificata. Tre modelli soli: “brioscine” col gelato (pochi gusti, quelli che servono) o alla granita. Granite al limone. E per finire tè al limone buonissimo, servito con tanta granita. È tutto. Tre prodotti, tre delizie, non semplici ma ben preparate, e ci tiene a farmi capire che non hanno niente a che vedere con il cocco bello siciliano di San Vito e Mondello o il pane e panelle che vendono in tutte le spiagge ed è super valutato. Troppo facile da fare e troppo facile da vendere. Serve solo a far quattrini. Rende il lavoro noioso, peggio che avvitar bulloni a Termini Imerese quando vi si faceva ancora la Punto prima serie e seconda serie e non c’era ancora Marchionne.

– Qui non lo hanno amato, ne parlano tutti male. E come potrebbero parlarne bene ? Hanno troppo sofferto. Non glielo avevano spiegato cosa sarebbe successo un giorno. Ognuno sceglie quando e come vuol morire, ognuno sceglie il proprio destino, consciamente o inconsciamente. Poi il corpo che non è stupido e possiede un’anima fa il resto. Noi mandiamo segnali, energie. Tutto qui.

Ho fatto un breve calcolo, molto approssimativo. Fa circa duecento vendite fra granite, tè al limone con granita e brioscine in meno di tre ore e mezzo. Dalle 14 alle 17,00, incassa circa seicento euro lordi e poi si ferma. Si mette a chiacchierare con le ragazze, fa il bagno con Sheila e ieri sera ha pure corso una mezz’ora con lei dopo il tramonto. Lavora dalle due alle cinque e mezzo del pomeriggio, viaggio escluso e altre due ore al mattino per preparare e caricare il camioncino con i suoi prodotti. Dice che per non aver rogne, lavorare e vivere tranquillo batte tutti gli scontrini. È vero.

– Voglio dormire tranquillo, il sonno è tutto. Ed io poi ne ho bisogno. Già mi considero fortunato. Ho risolto un algoritmo che per me era difficile e per molti altri è ancor più difficile. La natura mi ha regalato, come a tanti siciliani, i giusti strumenti. Non tutti, ma alcuni giusti sì, quelli ce li ho. Il problema è che per imparare ad usarli ci ho messo trentatre anni, l’età di Cristo, che oggi sarebbe già seppellito da sei anni. Archimede invece ci avrebbe messo una notte.

Vado a fare il bagno sperando che il pistacchio freddo e squisito e l’acqua gelida delle correnti agrigentine non mi causino una congestione combinata. Ne ho già avute due e qui, senza un rubinetto di acqua calda a cui attaccarmi prima di svenire, sarei finalmente fottuto. Osservo i miei piedi che muovono l’acqua in avanti: quanta acqua possono spostare in avanti mentre cammino verso l’orizzonte sempre più vicino ? Due litri, dieci litrij, e se faccio un chilometro ? Quanta acqua sposto se cammino un’ora ? E se faccio uno, due chilometri nell’acqua ? Non ho risposta se non il rumore del litigare del mio piede che spinge, con l’acqua che arretra.

Dopo le cinque e mezzo Andrea si ferma e chiude il negozio mobile. Chiacchiera a lungo con la ragazza di Salsomaggiore e il suo culo perfetto. Si intuisce che si conoscono bene. Venticinque più o meno, non credo arrivi a trenta. Andrea è simpatico, ci sa fare. Lei è bella e smart. Forse gli racconta di quando stava a Ferrara o magari glielo ha già detto e stasera la porterà a vedere la luna rossa per l’eclisse nella valle dei templi prima di farci l’amore mentre Sheila sonnecchia, nel saloncino di casa. Lui non paga il biglietto alla valle. Gli vale ancora la lettera da insegnante anche se è quella di un supplente, non più supplente, a tempo determinato. Un ex. Se la luna rossa sarà bella, penso dentro di me, i glutei della venticinquenne sono l’espressione più appropriata e rispondente della geometria euclidea finalmente applicata ai sensi ed al buon vivere. Sempre qualità, sempre Aristotele.

Ne abbiamo parlato prima:
– quei glutei rappresentano il numero sei senza l’espressione del raggio. Altro che numero del diavolo, il sei è il numero perfetto che ogni tanto riesce a raggiungere un bel paio di glutei di femmina. Non sempre. Il sei, non a caso, a scuola è il simbolo della sufficienza. Se hai sei, sei dentro, se hai sei sei promosso. Oppure ripeti, anche se ormai i professori non bocciano più nessuno. Siamo diventati tutti insufficienti, tutti scarsi. Sara invece è bellissima e lei merita il sei ed anche il sette, l’otto e il nove. Io gli darei un dieci, ma con me a prendere un aperitivo non verrà, ha già il suo amante filosofo e disinvolto conversatore. Quando Sara lo saluta, ammiccando come si fa a quelle anime che ci sono rimaste simpatiche da subito, e se ne va, si va tutti a fare il bagno. Sheila e Andrea si spingono lentamente al largo in cristallina simbiosi. Padre e figlia. Io invece ho freddo e dopo un po’ mi fermo e sguazzo nell’acqua bassa più calda, vicino alle alghe.

– Le alghe marroni si stanno mangiando tutto. Mia mamma dice che ci venivano con mio padre , prima che io nascessi e tra le alghe ci trovavano le spigole, i ricci, e anche qualche murena piccolina. Quelle le trovavano tra le alghe vicine alle rocce, e ci dovevano stare molto attenti. Non ci sono più. Adesso anche questa valle dell’Eden sta iniziando a sciuparsi, a sgretolarsi, a sciogliersi. La corruzione avanza inarrestabile, dappertutto.

– Le alghe si mangiano tutto. Si vendicano dell’uomo assassino. La natura non ce la fa più. Se si arrende scompare, quindi si deve ribellare, deve contrattaccare per difendere se stessa ed anche noi. Qui poi ce n’è assai di ragioni per ribellarsi.

– C’è tanto in Sicilia. Tanto da fare. Tanto da vedere, tanto da godere. Tanto, troppo. E il troppo siamo noi siciliani. Lo ammettiamo tutti, glielo dice chiunque lei incontri, ma non facciamo niente. Non abbiamo più orgoglio, anzi ne abbiamo fin troppo ma è un orgoglio sterile, inutile; siamo diventati lamentosi e sfibrati. Non ci sono più eroi in Sicilia. Non ne nascono più in questa terra. Gli ultimi eroi che Andrea ricorda esser nati qui sono stati Falcone e Borsellino. Ettore ed Achille, gli ultimi eroi, tutti e due dalla stessa parte. Forse quella sbagliata. Due soli siciliani alle Termopili, con i loro ragazzi della guardia, con i loro amori, con le loro utopie fatte saltare in aria. Nel torpore grigio, colore arenaria, tirano avanti i siciliani di oggi. Gli antichi non lo so. Quelli di oggi hanno l’anima coperta di polvere nera. La Sicilia è di sua natura una valle dell’eden colorata e luminosa. Il nero, il male oscuro è dentro di noi. Nei siciliani. Una volta non era così. Era sicuramente diverso. Ma non mi fraintenda, non mi riferisco a pochi decenni fa o a un secolo, un secolo e mezzo fa. Io sposto tutto a duemila, duemilacinquecento anni fa. I romani nostri alleati avrebbero potuto aiutarci già allora ma non ci aiutarono. Cominciarono per primi a sfruttarci. Ebbero paura della nostra ricchezza, della nostra potenza. La Sicilia era troppo ricca, colta e creativa. Siracusa poteva essere una seconda Roma sul Mediterraneo, ma non glielo permisero. Il potere non va mai a sud. Conosce un paese del sud del mondo che governi o abbia influenza su qualcosa ? Non si sa perché ma è sempre il nord e il freddo che hanno la meglio sul sud e sul caldo. Non creda alle storie lei che di storie nel cinema ne sente tante: uno dei primi delitti di mafia fu proprio l’uccisione di Archimede nel 212. Valeva più la sua testa di un’intera legione romana. Fu soppresso deliberatamente. Sarebbe stato troppo ingombrante anche a Roma. Già a quel tempo, i romani della repubblica erano mafiosi. La morte di Archimede non fu diversa da quella di Borsellino in via D’Amelio. Lo stesso poi accadde anche a Cesare che dei romani repubblicani fu il più democratico di tutti. Fu tutto deliberato, deciso ed organizzato prima. Noi bastardi umani siamo fatti così. Il genio spaventa, il genio è incontrollabile. Non vota per convenienza, e se serve, quando serve, la fa troppo fuori dal vaso. Adesso è tardi, dice Andrea, tutto quello che è perso è perso e non tornerà più. Accontentiamoci dei tramonti color sangue che ci aspettano in questo luglio 2018, così fresco e meraviglioso, accontentiamoci del Miur; io preferisco vendere brioscine buone da morire a tre euro ciascuna tasse e materiali inclusi. Ho tutto quello che mi basta e che penso mi basterà in futuro per quel po’ che vivrò. La Sicilia è bella e sarebbe bella anche senza i siciliani e quel loro antipatico tormento interiore. Ma è un tormento inutile ed anche un po’ ipocrita. Sa perché se ne vanno ? Non è per la frottola che qui non c’è lavoro. Non è una questione economica. Qui ci sarebbe tanto da fare, ci sarebbe tutto da fare. Per un periodo me ne sono andato anche io, ma non ci avevo ancora capito niente. Se ne vanno per aggiungere ancor più dolore al tormento naturale che hanno dentro di loro. Diventano languidi. E quel tormento viene da molto lontano, da quell’antica occasione perduta. Sanno che non saranno mai più eroi. Lo sa che la Sicilia ha avuto un numero di morti nella prima guerra mondiale molto più grande di tutte le altre regioni ? Ha avuto più di 65000 morti, quasi tutti soldati semplici. Un numero pazzesco, altro che renitenza e stronzate simili. Di loro ne tornarono pochissimi, e non ci fu nessun eroe. Tre caporali e due ufficiali. Tutti soldati semplici. Si lasciavano ammazzare a frotte, a centinaia, a migliaia, in silenzio e ubbidienti, senza capacità di attaccare o di resistere. Sottomessi al dio sbagliato. I siciliani hanno perso il treno. Per questo decidono di vivere nelle carte. Fanno carriera nello stato, uno stato che non esiste e forse non è mai esistito.

– Perchè gli uomini non sono più eroi ? Non lo so. So che siamo una colonia, fin dai tempi dei romani che ne fecero una colonia di mare per ricchi e viziosi. Tutto quello che è venuto nel bene e nel male è una conseguenza. Anzi forse, pensando a tutti questi secoli di storia, siamo stati anche troppo fortunati. Tante cose belle sono accadute. Poteva andare peggio.

Non ci pensi troppo, ritorni a pensare invece alla perfezione del numero sei. Lei lo sa perché io mi sono salvato ? Lei mi ha detto che ha perso un figlio nato il sei e morto il sei di un altro mese e di un altro anno. Un dolore immenso, ma che le ha insegnato qualcosa mi ha detto. Le ha insegnato tutto quello che c’è da sapere. Noi non abbiamo parlato per caso e se le ho detto qualcosa signor Benassi è perché questo doveva accadere. Vede, anch’io sono cardiopatico come lo era suo figlio, e lo sono con un problema importante, e Sheila non è addestrata per caso a fare la bagnina e non solo. Lei è l’altra parte del mio cuore. Lei è la parte che funziona ed è la parte sana di cui io mi fido. Sheila sa far tutto quello che può servire all’occorrenza, sa far suonare un campanello d’allarme, sa far squillare un telefono di un centro assistenza per cardiopatici, sa far arrivare un’ambulanza, sa lanciare l’allarme efficace, qualora io cada per terra, magari con un infarto in corso. Posso morire in un attimo, ma deve essere un attacco forte, potentissimo, impossibile da gestire. Se è leggero e se mi concede venti, trenta minuti Sheila sa cosa deve fare. Lo sa persino prima che accada. Niente è lasciato al caso ed inoltre io la amo così tanto che non potrei mai morire sapendo di lasciarla da sola, con mia madre che sopporta a malapena gli animali e abita in un posto che a Sheila ed anche a me non piace. Pascal e Archimede, niente va mai lasciato al caso. È anche un segreto di casa Ferrari, no ? Mi dispiace solo di Falcone, era troppo fatalista. Tutti i siciliani hanno questo difetto. Solo che i più lo sono perché sono pigri. Falcone non lo era, era un eroe. Non ce ne sono più. Forse lo è stato Materazzi nel Mondiale che abbiamo vinto, un goal di testa e un’espulsione provocata, Schillaci lo splendido no. Lui, anche se è siciliano come me, non è mai stato un eroe. Fu una meteora. Quando ritorna a Fregene nella sua acqua marcia ci pensi alla frase che adesso le dirò. Io proprio a Fregene, una mattina di maggio, capii che dovevo tornare. Entrai nell’acqua insieme ad una mia collega ed amica di Acireale e volevamo fare il bagno. Mi sforzai ma non ce la feci ed uscii dall’acqua. Nessuno di noi due si tuffò. A un certo punto ci mettemmo a ridere. Nella merda non ci si tuffa. Nella merda non si nuota. Nella merda non c’è speranza. Ci si sporca e basta. Puzza. L’acqua deve essere pulita nel mondo, almeno quella; è la solita faccenda della qualità. Senza qualità si muore. Si mangi questa brioscina signor Benassi, questa gliela offro io. Non ingrasserà per questa, è tutto gelato di grande qualità. Come Sheila, come la Sicilia, come il nome irlandese di Sheila, che è come dire Cecilia, che è come dire Sicilia per chi sa ascoltare e comprendere questo suono. Ogni volta, senza che nessuno lo sappia, io chiamo il mio cane  ed amo la mia terra. La mia Sheila, la mia Sicilia.

Ci si salva solo se riusciamo a trovare una risposta a questo: perchè gli uomini non sono più eroi ? Che ci abbiamo perso ? Che ci abbiamo guadagnato ?